Isolamento domiciliare: coordinamento e produttività in smart working

Isolamento domiciliare: coordinamento e produttività in smart working

Le misure eccezionali per fronteggiare l’epidemia da coronavirus hanno spinto molte aziende svedesi ad adottare in tempi rapidi lo smart working. “Pur non avendo riscontrato alcun caso positivo al Covid-19 nelle nostre sedi, abbiamo preferito agire responsabilmente per limitare il contagio e tutelare i nostri dipendenti, molti dei quali si spostano coi mezzi pubblici e lavorano in open-space” spiega Frida Berg, portavoce di Spotify, colosso svedese della musica in streaming. L’improvviso ricorso al cosiddetto lavoro agile per 4.400 dipendenti di Spotify è stato oggetto di molte critiche in quanto avrebbe contribuito a fomentare il panico tra la popolazione. Tuttavia l’emergenza ora è un fatto e anche il governo svedese sta invitando tutti a limitare gli spostamenti al minimo indispensabile. Così ora anche il gigante degli elettrodomestici Electrolux ha chiuso la sua sede centrale lasciando che 1500 dipendenti lavorino da casa. “Prendiamo l’occasione per verificare se sia tecnicamente fattibile per il nostro staff di svolgere le stesse mansioni da remoto” commenta il portavoce di Electrolux, Daniel Frykholm. Infatti se per i freelance lo smart working non è una novità, per molte altre categorie significa riorganizzare completamente le modalità di lavoro. “Serve soprattutto un cambio di mentalità che porti le imprese a dare fiducia al lavoratore e a valutarlo non più per la quantità di tempo passato a lavorare, ma per i risultati raggiunti” afferma Anders Thoresson, giornalista freelance di Ny Teknik dispensando suggerimenti per far funzionare lo smart working. Nella maggior parte dei casi, per poter svolgere in autonomia tutte le attività di una normale giornata d’ufficio sono sufficienti un computer, un telefono e una connessione a Internet. Fondamentali i momenti di coordinamento tramite videoconferenza per definire gli obiettivi, stabilire le priorità e assegnare gli incarichi. Quando ben programmato lo smart working genererebbe addirittura un aumento della produttività, ma è importante chiarire quali siano gli orari di lavoro e la reperibilità, responsabilizzando il lavoratore nel riuscire a conciliare lavoro e vita privata. “A casa cambiano i tempi, gli spazi e gli strumenti di lavoro, ma non devono cambiare l’impegno e la professionalità. Quindi per prima cosa vestitevi!” ammonisce Anders Thoresson.

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Traduzione a cura di Ida Montrasio

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