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Melting pot

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“Questa è una svolta storica” esclama Joakim Ruist, economista dell’immigrazione e ricercatore presso l’Università di Göteborg, riferendosi agli ultimi dati dell’Istituto Nazionale di Statistica SCB che dimostrano come ora siano i siriani il popolo immigrato più numeroso in Svezia, superando il primato che i finlandesi detenevano fin dal secondo dopoguerra. Per via della sua posizione geografica remota e la sua controllata politica migratoria la Svezia è sempre risultata una meta privilegiata per i profughi e nel corso della storia è stata coinvolta solo marginalmente dai flussi verso i propri territori. Fino agli anni ’80 erano soprattutto i vicini finlandesi a migrare a ovest in cerca di lavoro. L’adesione all’UE ha portato la Svezia a trasformarsi in una società multietnica promuovendo l’integrazione dei profughi in fuga dall’ex Jugoslavia, i curdi, gli iracheni, gli afghani e gli eritrei. L’ultima ondata causata dalla guerra in Siria è stata di gran lunga la più massiccia portando intere famiglie a cercare rifugio nel nord Europa. Oggi gli stranieri in Svezia sono circa il 18% di cui circa l’1,5% provenienti dalla Siria.

Traduzione a cura di: Ida Montrasio